Israele, i diplomatici scioperano a oltranza

(Milano/18/07/2013) - Sciopero. È la parola d’ordine che da tre mesi domina tra il personale del ministero degli Esteri israeliano e di tutte le rappresentanze diplomatiche di Israele nel mondo. Tutto è cominciato ad aprile in seguito una richiesta di incremento di salario per i diplomatici (il cui stipendio medio è di 2.300 dollari dopo 15 anni di servizio) e di una indennità per le loro mogli, costrette spesso a lasciare il proprio lavoro per seguire i mariti nelle sedi più disparate. Ai malumori provocati dalla richiesta (peraltro bocciata dal ministero del Tesoro), si sono aggiunti gli strascichi di una pesante ristrutturazione di personale al ministero degli Esteri.

In virtù dei nuovi equilibri politici venutisi a creare dopo le elezioni di gennaio, il premier Benjamin Netanyahu ha inserito dipendenti della diplomazia in un nuovo ministero per le Relazioni internazionali, scorporando alcuni funzioni per affidarle dicastero della Giustizia guidato da Tzipi Livni (che diventa responsabile dei negoziati con la Palestina) e al nuovo ministero di Naftali Bennett per i Rapporti con la diaspora ebraica. La ristrutturazione ha incontrato la forte opposizione delle forze sindacali che rappresentano i dipendenti del ministero degli Esteri, che hanno bollato l’iniziativa come «inutile e dispendiosa». Da qui la proclamazione di uno sciopero ad oltranza, che dura ancora mentre andiamo in stampa. Tra le conseguenze pratiche dello sciopero, il mancato rilascio di visti nelle sedi diplomatiche estere e la sospensione dei rapporti sulla situazione politica dei Paesi di competenza. Per non parlare delle difficoltà in occasione delle visite  di personalità israeliane all’estero e, viceversa, di viaggi di delegazioni estere in Israele.

Lo sciopero sta avendo una ripercussione anche sul flusso di pellegrini provenienti da quei Paesi per i quali è necessario un visto d’ingresso preventivo in Israele. E anche molti iscritti alla manifestazione sportiva delle Maccabiadi, aperta ad atleti ebrei da tutto il mondo e in programma a partire dal 18 luglio, vedono in pericolo la partecipazione.