Nuovi oltraggi sui muri dell'abbazia della Dormizione a Gerusalemme

 
 
(Milano/c.g.) - La scorsa notte a Gerusalemme vandali non identificati hanno imbrattato con graffiti anti-cristiani le mura della basilica della Dormizione, l'abbazia benedettina che sorge a pochi passi dal Cenacolo. Gli slogan lasciati dai vandali erano accompagnati dalla menzione di Havat Maon, nome di un insediamento illegale israeliano nei Territori Palestinesi.
 
I vandali hanno anche rovinato un paio di automobili, scrivendoci sopra e tagliandone le gomme. Quello di ieri notte è solo l'ultimo degli episodi simili che hanno come obiettivo luoghi di culto non solo cristiani: nell’ottobre scorso alcuni vandali avevano deturpato l’ingresso dell’adiacente convento francescano, con frasi gravemente ingiuriose nei confronti di Gesù. Un mese prima analogo episodio al monastero dei monaci trappisti a Latrun dove era stata incendiata anche una porta d’accesso alla trappa.
 
Mercoledì scorso, invece, alcuni vandali hanno compiuto una serie coordinata di azioni illegali: automobili date alle fiamme, graffiti d’insulti, pneumatici di autovetture bucati in due villaggi della valle del Giordano, in un villaggio vicino a Ramallah e a Gerusalemme. Atti vandalici che sarebbero stati compiuti per ricordare Eviatar Borovsky, un giovane israeliano ucciso esattamente un mese prima, a colpi d'arma da fuoco, da un palestinese a una fermata dell'autobus.
 
Il problema dei graffiti offensivi è considerata una vera e propria emergenza, tanto che a metà maggio, Tzipi Livni, ministro della Giustizia, e Yitzhak Aharinivich, ministro dell'Interno, hanno avanzato una specifica iniziativa che connoterebbe i graffiti addirittura come «atti di terrorismo». La finalità è di rafforzare in questo campo l'azione della polizia e dello Shin Bet (i servizi per la sicurezza interna). Nel bilancio dello Stato approvata all'inizio di maggio, il ministro Aharinivich ha fatto inserire la copertura economica per 50 ufficiali di polizia, che andrebbero a costituire un'unità speciale, con il particolare compito di perseguire i «reati a sfondo nazionalistico», quali vengono considerati i graffiti.
 
Rispetto alle scritte che hanno deturpato ieri notte la cinta della chiesa della Dormizione, va rilevata anche una coincidenza: proprio in questi giorni sulla stampa internazionale è rimbalzata la notizia dell’imminente chiusura dell’annoso negoziato tra la Santa Sede e lo Stato di Israele (una riunione della commissione congiunta è prevista per il 3 e 4 giugno in Vaticano) con la firma di un patto in materia finanziaria e fiscale, che regolerà tra l’altro la questione della proprietà del Cenacolo. Su Vatican Insider il giornalista Andrea Tornielli ha scritto che, in base agli accordi raggiunti, «vi si potrà celebrare messa e verrà gestito dalla Custodia francescana [di Terra Santa], anche se la proprietà rimarrà nelle mani dello Stato di Israele e non tornerà ai francescani che anticamente lo possedevano». Una simile concessione al mondo cattolico non è vista con favore soprattutto negli ambienti ultraortodossi dell’ebraismo israeliano. Va ricordato che il complesso del Cenacolo racchiude anche quello che viene considerato come il cenotafio di re Davide, una delle personalità più importanti dell’Israele biblico.