Il Gesù storico

LA FIGURA DI GESU’ NELL’ ARCHEOLOGIA

IL RUOLO DELL’ ARCHEOLOGIA NELLA RICERCA STORICA

Già da parecchie decine di anni studiosi e archeologi sono alla ricerca di prove dell’ esistenza di un Gesù storico. In altre parole sono alla ricerca di indizi che testimonino l’esistenza di un uomo di nome Gesù nato a Betlemme intorno all’ anno zero, vissuto a Nazareth, e morto crocifisso sotto il governatore romano Ponzio Pilato. Le coordinate fondamentali per inquadrare degli studi di questo tipo sono i luoghi e il tempo. Il tempo è stato identificato come gli anni del governo del primo imperatore romano Ottaviano Augusto, i luoghi invece sono tutti compresi all’ interno di quella terra chiamata dai romani Sirya Palestina. Questa regione si estende da Nord a Sud “da Dan a Bersabea” (Gdc 20, 1) per circa 240 Km, e da Est a Ovest per circa 120. Questo è il quadro all’ interno del quale, circa due millenni or sono, nacque, predicò, visse, e morì un ebreo di nome Gesù. Di questo Gesù ne parlano molto gli scritti canonici, composti per la maggior parte qualche anno dopo gli eventi, conservando così le testimonianze dirette di chi ha conosciuto da vicino Gesù. Abbiamo poi tutta una serie di testimonianze scritte derivanti dai testi apocrifi. L’ elemento però maggiormente interessante, che può ridurre al minimo la barriera del tempo passato tra noi e il Gesù storico è il dato archeologico. Proprio in Terra Santa l’ Archeologia, intesa come scienza storica, iniziò a muovere i suoi primi passi durante il governo mandatario Britannico. Da allora si sono susseguite scoperte che, come delle tessere di un mosaico, hanno iniziato a comporre in modo sempre più dettagliato il personaggio di Yeshua (nome di Gesù in lingua semitica) nato nella “città di Davide” a Betlemme, vissuto in un piccolo villaggio della Giudea chiamato Nazareth. Segni del passaggio di quest’uomo continuano a venire alla luce come i reperti ritrovati sulle sponde del lago di Tiberiade che testimoniano una vivace attività di pesca come raccontato dai Vangeli. Dalle sabbie di quelle rive è emerso lo scafo di una barca e numerosi attrezzi per la pesca. Le strade e i percorsi che probabilmente anche Gesù percorse ci sono noti, sia quelli della valle del Giordano, sia quelli compiuti nella Gerusalemme erodiana del tempo. Alcuni di questi sono ancora in uso come per esempio la salita di Maalè Adumim. In seguito a numerose scoperte archeologiche (cinte murarie, resti di palazzi, ramo dell’ acquedotto), si è ottenuta una mappa della Gerusalemme del tempo sempre più dettagliata. Grazie all’archeologia poi, ci è sempre più facile capire come doveva vivere un giudeo al tempo di Gesù e come viveva lui stesso. La scoperta dei rotoli del mar Morto a Qumram e dei papiri di Nag Hammadi, conservatisi grazie al clima estremamente secco della zona desertica, offrono nuove possibilità di studio e di ricerca sui testi delle Scritture.

PRINCIPALI SCOPERTE ARCHEOLOGICHE PER LA COMPRENSIONE DELLA FIGURA DEL GESU’ STORICO

H. Charlesworth, grande studioso della figura di Gesù, propone una classifica di sette particolari scoperte archeologiche che egli considera fondamentali per lo studio e la comprensione di quell’uomo che ha irreversibilmente rivoluzionato la Storia.

1.      Punto della crocifissione: la prova più significativa è quella dell’ originalità del punto della crocifissione di Gesù sulla roccia del Golgota che oggi è conservata all’interno del Santo Sepolcro. Su questa circostanza c’è il consenso tra gli archeologi che negli ultimi cinquant’anni hanno scavato nei pressi del Santo Sepolcro e hanno ritrovato tombe tagliate nella roccia databili a prima del 70 d.C. In una di queste sepolture è stata ritrovata un’ iscrizione latina, Domine Ivimus, che si traduce “Signore siamo arrivati” incisa sotto il disegno di una nave con l’albero maestro abbassato. Il graffito è interpretato dagli studiosi come il ringraziamento da parte di un pellegrino di lingua latina per il buon esito del viaggio.

2.      Resti ossei: in un ossario che riporta il nome di Yohanan ben Hagkol, scoperto in una grotta a nord di Gerusalemme, sono stati ritrovati dei resti ossei che testimoniano particolari importanti della pratica della crocifissione. Dai reperti si è capito che, almeno in questo caso, le mani del condannato venivano legate alla trave orizzontale mentre i piedi venivano fissati con un solo chiodo ad un tassello di legno. Le gambe risultano spezzate, una è rotta di netto mentre l’ altra è completamente frantumata.

3.      Il Pretorio: poiché nel Pretorio sedeva a giudicare il governatore romano, alcuni studiosi lo collocano all’interno della fortezza Antonia, ma secondo la maggior parte degli archeologi più probabilmente il Pretorio si trovava all’interno del palazzo di Erode con uno spiazzo lastricato chiamato “lithostroton” o in ebraico “gabbatà” , e un punto sopraelevato. Una descrizione del luogo di questo tipo ci è fornita anche dal Vangelo di Giovanni (Gv 19, 13).

4.      Piscina di Bethesda: oggi è il santuario di S. Anna e in epoca erodiana vi si trovava un santuario di Asclepio, il dio della medicina, che giustifica così il fatto che l’ episodio della guarigione del paralitico, descritto da Giovanni (Gv 5, 1-18), sia accaduta proprio lì.

5.      Monte del Tempio di Gerusalemme: il famoso Tempio, che si trovava nel punto più alto di Gerusalemme e fu raso al suolo dalle truppe di Tito nel 70 d.C., secondo il Vangelo di Marco, al tempo di Gesù era ancora in via di ultimazione , e lo capiamo dal primo versetto del capitolo tredici. Gli archeologi, grazie ai resti ritrovati, sono stati in grado di individuarne gli ingressi, i resti della strada pavimentata che da ovest portava al Tempio. E’ stata poi identificata la posizione del portico di Salomone. Conoscendo in modo dettagliato la topografia di questi luoghi è molto più facile immaginare i reali spostamenti di Gesù e assegnare un ambientazione precisa ad alcuni episodi evangelici come la cacciata dei mercanti dal tempio (Gv 2, 15).

6.      Mura della Gerusalemme erodiana: i resti di questa cinta muraria permettono di disegnare una mappa più dettagliata della città e di collocare chiaramente il Golgota, e quantificare il numero di abitanti di quel tempo. Lo storico romano Flavio Giuseppe riporta nei suoi scritti che la popolazione dell’ epoca era di circa 120.000 abitanti, ma secondo gli studiosi moderni gli ebrei di Gerusalemme erano circa 35.000.

7.      Sinagoghe databili prima del 70 d. C.: le possibili sinagoghe in cui Gesù passò a predicare. Esse comprendono quella di Gamla, Masada, e quella dell’ Erodion.

 

 

Negli ultimi anni sono venuti alla luce altri reperti importanti che meriterebbero di essere aggiunti alla lista, come per esempio le istallazioni rurali di Nazareth, i resti del villaggio di Kirberth Cana, i resti di Bethsaida, la tomba di Erode all’ Herodion, i resti del teatro e la piscina di Siloe a Gerusalemme.

 

L’ ARCHEOLOGIA IN GALILEA

La regione della Galilea è una delle regioni privilegiate per la ricerca sul Gesù storico. In questa zona i siti più importanti in relazione alla figura di Gesù sono gli scavi a Nazareth, Cafarnao, e Magdala.

 

 

NAZARETH

Gli scavi di età crociata svolti nei santuari hanno dimostrato che la maggioranza degli attuali santuari sono costruiti sopra edifici di età bizantina. In base a questo fenomeno, verificatosi anche a Nazareth, gli archeologi parlano di “luoghi di culto a continuità di vita.” Al di sotto dei mosaici del V secolo sono state rintracciate tracce di edifici precedenti. Studiando questi resti architettonici si è dedotto che la costruzione doveva avere un aspetto molto simile ad una sinagoga del II-III secolo. Sull’intonaco di alcuni di questi resti, l’archeologo B. Bagatti, individuò alcuni graffiti di scritte o disegni:croci, barche, decorazioni. Tra le scritte incise sull’intonaco ne compare una di particolare: “Ch (aire) Maria”, che significa “rallegrati Maria”. E’ questa la più antica attestazione di culto mariano. La grotta venerata come luogo dell’annunciazione è stata integrata nella composizione architettonica delle costruzioni di tutti i periodi ed è quello che rimane di una antica abitazione del villaggio. Gli scavi successivi in tutta l’area dell’ antico centro abitato hanno portato alla luce ruderi di altre abitazioni e numerosi oggetti da lavoro e di vita quotidiana.

 

CAFARNAO

Cafarnao era una cittadina importante già al tempo di Gesù. Era posizionata infatti lungo un importante arteria di comunicazione e commercio oltre che essere vicina alle rive del lago di Tiberiade. Dai racconti evangelici sappiamo che Gesù, una volta lasciata Nazareth, venne a vivere a Cafarnao, che divenne così la sua città. Passando per Cafarnao la Via Maris, tragitto che univa Damasco all’Egitto, è giustificata la presenza di un posto di dogana controllato dai soldati romani e da un centurione. Secondo i Vangeli, oltre che trovarsi lì effettivamente un distaccamento di soldati comandati da un centurione, ci dicono anche che fu il centurione a far costruire la sinagoga nella quale Egli predicò. Gli archeologi, infatti, hanno ritrovato le tracce di una sinagoga in basalto del tardo periodo romano. Anche qui nell’ area rurale dell’antico villaggio sono stati ritrovati numerosissimi oggetti di vita quotidiana. Grazie a questi reperti è attestata la dedizione della popolazione locale alla pesca e all’ agricoltura. Dagli scavi si è capito che le case erano organizzate in nuclei di abitazioni raggruppate attorno ad un cortile solitamente pavimentato in acciottolato di pietra. I tetti erano a terrazza ed avevano vari utilizzi. Potevano essere utilizzati per dormire nelle serate calde, per far asciugare le reti, per seccare al sole pesce o frutti locali, ed erano costruiti con tronchi e foglie impastate con fango pressato. Sapere che i tetti delle abitazioni erano costruiti in questa maniera è importante, per esempio, per comprendere meglio l’ episodio del paralitico portato a spalla sul tetto da quattro persone attraverso le scale esterne alla casa e poi calato da un foro praticato sul tetto direttamente all’interno della casa di Pietro perché il paralitico potesse essere guarito da Gesù (Mc 2, 3-12) (Lc 5, 17-26). Gli archeologi sono stati in grado di identificare la casa di Pietro basandosi su di un testo del 570 scritto da un pellegrino anonimo proveniente da Piacenza che scrisse: “venimmo a Cafarnao, nella casa del beato Pietro, che ora è una basilica”. Basandosi su questo e altri testi simili e più dettagliati, nel 1968, gli archeologi Corbo e Loffreda intuirono che il Battistero poteva essere la “basilica” descritta dagli scritti dei pellegrini. Rimossero dunque i mosaici del V secolo che ricoprivano l’area centrale ottagonale del battistero e, al di sotto delle fondazioni, trovarono una stanza quadrangolare. Pur essendo stata danneggiata dalle costruzioni sucessive, mostrava chiari segni del passaggio di fedeli e pellegrini. L’intonaco, infatti, steso in tre strati sovrapposti, ha conservato resti di decorazioni e di pitture insieme a numerose incisioni come disegni di barche e croci insieme a centinaia di scritte in greco, aramaico, e forse anche latino. La scoperta testimonia dunque il fatto che il luogo scoperto fu un luogo santo di venerazione per i cristiani dei primi secoli. A dirci con esattezza che quella era la casa di Pietro è una pellegrina di nome Egeria, che visitò Cafarnao tra il 381 e il 384 e nel suo diario scrisse: “A Cafarnao, poi la casa del principe degli apostoli (Pietro) fu trasformata in chiesa, ma le sue pareti originali sono ancora in piedi. Qui il Signore curò il paralitico.” Scavi successivi hanno potuto attestare che la costruzione vista da Egeria mel IV secolo era l’ ultima di una serie di trasformazioni dell’ abitazione. Il pavimento, per esempio, fu rifatto più volte e pitturato per ben sei volte a partire dai primi anni del II secolo. Nonostante tutto si sono conservati i muri a secco che delimitavano la stanza principale della casa. I muri si alzano per circa un metro e sessanta e il sito è visitabile. Ancora una volta la storicità di luoghi e fatti legati alla vita di Gesù e dei suoi discepoli è assicurata dalle attestazioni ininterrotte del culto e dalle memorie lasciate dai pellegrini.

 

MAGDALA

Gli scavi effettuati nella città di Magdala comprendono numerosi reperti architettonici tra cui una grande piazza a quadriportico, la torre idrica con i piloni di un acquedotto, una villa urbana mosaicata, un complesso termale, un sofisticato sistema idrico e il monastero fortificato bizantino.

Lo scopo della Custodia di Terra Santa è quello di conservare l’area archeologica da un piano regolatore sconsiderato e rendere agibile il sito archeologico della città natale di Maria Maddalena